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Novecento – Storie di gente e di luoghi

Giocavamo a ….

Di Charlie Del Buono – Marino Cittadini

Credo che se si dovesse illustrare la “felicità” con
una immagine, quella più appropriata è “un bambino
che corre dietro a un pallone”.

Un bambino che
gioca è sempre un’immagine che mette allegria,
i bambini hanno sempre giocato ed è questo che
li differenzia dai grandi.

La nostra zona è sempre
stata storicamente rurale e nel passato l’impossibilità
di investire denaro sullo svago e sul divertimento,
costringeva i bimbi ad essere creativi e soprattutto
a condividere quel poco che avevano per giocare
con amici e coetanei.

Andiamo a scoprire come giocavano i bambini di
una volta e lo facciamo tramite il racconto di Marino,
professore in pensione ed ex bambino.

“Se provi a parlare con qualcuno di una certa età
e chiedi cosa pensa della vita di oggi dei giovani, è
facile che ti risponda: Oh, si stava meglio quando si
stava peggio!.

Ma meglio rispetto a cosa? Oggi non
ti manca nulla; puoi trovare tutto e proprio per questo
forse non ti basta quello che hai? Sono cambiati
i tempi, cambiano le abitudini perché cambiano le
esigenze.

Ma quando eri giovane tu, anche allora
erano cambiati i tempi rispetto a prima.

I giovani, è
vero, cercano l’evasione, vanno alla conquista di
emozioni diverse che appaghino il proprio spirito,
vanno a ritrovare se stessi, almeno così dicono.
Io ripenso con piacere, anche senza rimpianti, alla
vita da ragazzino.

Non avevamo molto; ma forse
non molto rispetto ad oggi; il confronto allora come
facevi a farlo? Con che cosa? La vita in campagna
era…. vita di campagna.

I “divertimenti” non c’erano;
i giocattoli non te li potevi permettere, e allora
te li costruivi, inventavi il gioco e le gare ed il premio
spesso era solo la soddisfazione di aver vinto,
come del resto accade anche tra i bambini di oggi.
Forse era poco quello che avevamo, ma eravamo
contenti, perché si stava insieme, ci si cercava ed
insieme si creava il divertimento.

I giocattoli ce li
costruivamo: il trattorino o la macchinina con tronchetti
di legno e per ruote i rocchetti di cotone vuoti;
la trottola con le “pallucche” (palline che si formano
sulle querce) innestate in un bastoncino; il gioco
delle biglie, palline che riuscivamo a fare da soli

con la creta e colorandole. Erano un lusso quelle di
vetro e suscitava invidia chi riusciva ad averle.

I giocattoli
nuovi, come pure le bambole per le bambine,
rimanevano un sogno ed è per questo che anche
loro se le facevano di pezza.
Ecco alcuni dei giochi.
Le palline: si tracciavano piste scavate nella sabbia,
abbastanza articolare persino con ponticelli e
sottopassaggi.

La pallina si colpiva a “pitoccoli”, un
tiro ciascuno. Se la pallina usciva di pista il tiro era
nullo e quindi perso.

Si potevano fare più giri: vinceva
chiaramente chi arrivava primo. Con le palline si
giocava anche in campo libero, cercando di colpire
quella dell’avversario per “vincerla”. In questo gioco
si poteva anche prendere in mano la pallino tenendo
il segno con il mignolo dell’altra mano e scagliando
la biglia con il pollice facendolo scattare tra le dita.
Un gioco più elaborato era “il lupo e le pecore”, una
specie di dama: si disegnava un reticolato geometrico,
composto da due parti; una più piccola quadrata,
tagliata internamente da una croce a formare nove
posti agli incroci: era la casa del lupo.

Un quadrato
più grande, diviso in vari quadratini, era il campo
delle pecore. Il gioco era una sfida tra il lupo e le
pecore.

Il lupo usciva dalla casa seguendo i sentieri,
alla caccia delle pecore, che poteva mangiare solo
se isolate (come nella dama). Il lupo era sconfitto se
non riusciva ad impedire alle pecore di occupare al
completo la propria casa e quindi essere sfrattato.
La totola: il campo consisteva in una serie di nove
buche tonde, scavate nella terra ad una certa
distanza l’una dall’altra a formare un quadrato.

Ci metteva ad una distanza stabilita e si cercava di
conquistare con una boccia la buca posta al centro
oppure una di quelle dietro che contenevano le
eventuali monete di premio.

Si poteva partecipare in
più persone, mettendo naturalmente la posta nella
buca; chi riusciva a centrare una buca prendeva il
tesoro che c’era dentro, che consisteva in monete o
il più delle volte in altri piccoli giocattoli.

Il gioco terminava
quando erano stati vinti tutti i premi, generalmente
nella buca centrale e nelle buche dell’ultima
fila (le più difficili da centrare) c’erano le poste più
ricche.
Era un’avventura invece quella di andar per boschi,
allora estesi, alla ricerca dei nidi degli uccelli; era
avventuroso perché ci arrampicavamo sugli alberi,
come le querce oppure i pioppi, ed oltre al rischio di
cadere giù non di rado poteva capitarti che le formiche
rosse che infestavano la pianta ti si entrassero
sotto la magli pizzicandoti.
In definitiva per divertirsi bastava inventiva ed entusiasmo,
chiaro erano altri tempi ma erano i nostri
tempi.”
Inventiva ed entusiasmo credo sarebbero utili anche
ai ragazzi di oggi

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—————-
Mentre scrivevo questo articolo stavo ascoltando : Red Hot Chili Peppers – Purple Stain
via FoxyTunes

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