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L’innocenza del gioco

L’innocenza del gioco

Di laura Rossi

Fare sport vuol dire giocare.
Giocare con le tue capacità affrontando gli avversari.
Le primissime olimpiadi, furono organizzate con un unico
scopo.

Quello di fare festa, facendo spettacolo, mettendosi alla
prova, gratificando così se e gli altri.

Di anni ne son passati, le
olimpiadi sono tornate in Grecia, ma lo spirito di gioco, quello
originario, si è perso per la strada.

Non considerando le forme
di sport dilettantistico o amatoriale, (ma ahimè non è sempre
così!), quando parliamo di sport, gli argomenti che vengono a
galla sono: soldi, mercato, campioni, fama, ascesa sociale.

Ma
il pilastro fondamentale dello sport, continua ad essere il gioco,
e quindi la competizione , la bravura ma anche il rispetto e
l’umiltà.

Come fare però a credere in questi principi quando la
domenica mattina, genitori spinti dalla voglia di vedere i propri
figli diventare campioni, se ne fregano del senso educativo
dello sport, e tra insulti e urla incitano al fallo e alla scorrettezza.
Eh quanti sono quelli che, senza farsi il minimo scrupolo,
si vestono da ultrà perché tanto prima o poi il talento del figlio
sarà scoperto, e allora diventerà un campione, e poi lo chiameranno
nelle squadre più forti, diventerà ricco famoso eeee..
crescerà aggrappato all’illusione di quel sogno che difficilmente
si avvererà.
Lo sport è sicuramente altro..
Chi lo sport lo insegna, deve avere un ruolo di educatore. Le
società non possono essere identificate come macchine che
sfornano campioni su richiesta.

Ma quanti sono i casi ( in Italia
e nel mondo), di bambini costretti a diventare campioni per
volontà di genitori e dirigenti? Uno degli esempi più crudeli,
riguarda un bambino indiano che all’età di sei anni è stato
costretto a correre per 64 km in sette ore, stabilendo un record
mondiale.
Il suo allenatore, dopo aver contrattato il bambino con la famiglia,
al prezzo di sei euro, si è tanto prodigato per la riuscita
atletica del fanciullo che per temperarlo allo sforzo, non gli ha
fatto mancare castighi e punizioni…ma queste sono storie di
pura follia…

E’ proprio quando si perde il senso del gioco, e si
comincia invece a rincorrere quello del successo e della vittoria,
che ci troviamo di fronte a pesanti situazioni, che lontane o
vicine che siano, mostrano comunque quello sprazzo di realtà
poco sana… e allora mi chiedo.. ma fino a che punto gli adulti
sono in grado di annebbiare l’innocenza e la spensieratezza di
un bambino?

Che i bimbi continuino a giocare, nel loro modo,
nel loro mondo.

E i grandi, che guardino giocare i loro bambini

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Comments

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1 Commento per

L’innocenza del gioco

  • eleonora |

    E’ molto interessante…quando si dimentica il senso del gioco si dimentica il senso del vivere.
    Vita e gioco come unico sentire?…Vedo maratoneti che quando non conoscono chi li saluta mentre corrono….non rispondono al ciao o buongiorno.
    Altri lo fanno, ed è molto gratificante sentirsi parte di una natura in divenire della giornata o di alcune ore passate nello stesso luogo.
    Eppure c’è gente che sembra lottare solo per la sopravvivenza della propria bravura.
    Comunque io continuo a salutare.

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