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Il prezzo della fame

Il prezzo della fame

Di Teo.

Soldi: croce e delizia dell’uomo, cosa dire che non sia già
stato detto?

Mi guardo intorno e cerco uno spunto; tanto per
cominciare ci vuole qualcosa di relativo ai soldi, giro la stanza
con lo sguardo e trovo qualcosa che ha a che fare con la
grana: un estratto conto, due bollette del telefono, l’avviso di
pagamento dell’assicurazione… direi che non ci siamo.

Butto
uno sguardo abbastanza annoiato sul giornale, trovo notizie
economiche, alta finanza, legge finanziaria, dichiarazioni del
ministro dell’economia, intervista al governatore di Bankitalia…
tutta roba buona per scrivere un articolo da campionato mondiale
dello sbadiglio.

Alla fine, un secondo prima dal gettare la
spugna, noto due immagini che campeggiano in due pagine
del giornale, dalla prima fa capolino un indigeno africano con
l’esile corpicino di chi mangerebbe se avesse di chi mangiare,
nell’altra occhieggia una modella con il sinuoso corpo di
chi avrebbe parecchio da mangiare ma preferisce contarsi le
costole… fermi tutti, questo contrasto merita la mia attenzione.
Dal mio punto di vista l’articolo di moda (relativo alla foto con
modella) è riassumibile in bla, bla e bla, quello correlato alla
foto del signore africano (Pianta della vita, l’ultima guerra dei
boscimani – depredata dalle multinazionali e usata per le diete.
Le tribù la rivogliono – Giulia Ziino, Il Corriere della sera 5 ottobre
2007) è invece piuttosto interessante: parla di una ricchezza
rubata, dell’esito scontato di una guerra senza armi fra ricchi
e poveri.

La storia affonda le radici nel deserto del Kalahari,
inospitale territorio dell’Africa australe che ha
la “fortuna” di avere fra i suoi abitanti l’hoodia,
una strana pianta ben conosciuta dai Khomani,
boscimani del Sudafrica. Questa pianta spinosa
– appartenente alla famiglia delle asclepiadacee
– ha la simpatica virtù di placare fame
e sete anche per lunghi periodi, gli indigeni la
conoscevano e coltivavano da moltissimo tempo,
era molto utile quando uscivano per lunghe
battute di caccia nel deserto.

Adesso, in una
società piena di obesi, aspiranti anoressiche e
novelli manager dall’addome scolpito, riuscite
ad immaginare quanti soldi si potrebbero fare,
isolando il principio attivo che dona questa inestimabile
virtù allo spinoso vegetale?

Qualcuno
non si è limitato ad immaginare ma ha preso ed
isolato la molecola (donandogli un nome molto
fantasioso ed evocativo: P57), ne ha fatto un
brevetto dal valore di dieci miliardi di dollari e
pillole anoressizzanti che tolgono appetito senza
perdere energie, il tutto in modo completamente
naturale (con buona pace dei sostenitori
dei prodotti biologici).

Fin qui nulla di strano,
si tratta di una normale ricerca scientifica con
tanto di applicazione pratica nel campo farmaceutico,
ma da tutta questa storia il popolo dei
Khomani, millenaria memoria storica che ha
coltivato, mantenuto e tramandato questa pianta
nel tempo, cosa ha avuto?

Nulla o poco più, infatti
il brevetto è nelle mani delle multinazionali,
che hanno diritti anche sui proventi della commercializzazione
del principio attivo della pianta.
L’unico diritto rimasto in mano alla tribù africana,
ottenuto fra l’altro dopo due anni di battaglia
legale, è la “proprietà intellettuale” del vegetale,
questo “risarcimento” però suona un po’ come
una vittoria di Pirro visto che economicamente
ha fruttato ben poco.

Inoltre in passato i bianchi
espropriarono le terre agli indigeni, questi
hanno quindi perso ogni diritto anche sulle
piante che ci stanno sopra, che sono ormai
proprietà materiale delle case farmaceutiche.
Adesso cosa aggiungere?

i Boscimani
dovranno accontentarsi delle briciole, come
ai vecchi tempi l’Africa viene depredata
ma con una piccola differenza: questa volta
non c’è stata alcuna guerra di colonizzazione.
Ebbene si, tutto è avvenuto nel rispetto
delle regole, ci sono le carte bollate, ci sono
le proprietà, i brevetti e soprattutto ci sono
circa 100.000 persone che vivono in condizioni
di miseria e fame nera, un popolo che
si è visto portar via prima le sue terre, poi le
piante che da millenni hanno utilizzato ed
infine la possibilità di risollevare le proprie
sorti, il tutto sotto lo sguardo vigile della
comunità internazionale.

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Comments

comments

1 Commento per

Il prezzo della fame

  • Shirl |

    triste monde dans lequel on attire les gens comme l’on attire les troupeaux d&uisro;anqmaux !!! vraiment, cet homme, sent le mal, comment en tant qu’ex musulman , peut-on avoir une considération affreuse telle qu’il a à l’égard de l’islam! le commentaire de cet homme n’a ni queue ni tête, ses raisons sont d’une calomité infâme !

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